testi
Bosnia ‘96
Presentazione a cura di Maria Cristina Strati per la la galleria Amantes
La mostra di fotografie di Paola Poggio presentata all’Amantes s’inserisce nel progetto più ampio della Settimana della Cultura Italiana, che si svolgerà a Banja Luka (Bosnia) dal 27 aprile al 5 maggio 2001.
La mostra ha quindi anche a funzione di rimandare all’evento che si svolgerà contemporaneamente nei territori dell’Ex-Jugoslavia. La scelta è caduta su un lavoro risalente al luglio del 1996. II progetto sì compone di una serie di immagini della guerra che ha devastato quei territori negli anni trascorsi ed è stato concepito come un lavoro di documentazione, con immagini scattate seguendo un itinerario che corro lungo a Bosnia (dove l’arista si trovava con Associazione di Volontariato "Beati Costruttori di pace" allora operante in quei luoghi).
Il lavoro è però notevole anche per la sua valenza estetica e riflessiva. L’intenzione di scrutare attraverso l’occhio dell’artista-fotografo un evento reale e intensamente drammatico, non sì antepone quindi alle necessità imposte dalla ricerca artistica e professionale dell’autrice. Le immagini sono costruite sovrapponendo volti sereni di bambini o persone anziane ad altre, ben diverse che rappresentano i paesaggi deturpati dai bombardamenti: gli sguardi puliti, innocenti si confondono cosi a visioni di guerra. di violenza e di sangue. In tal modo, le icone del mondo domestico, conosciuto, tranquillo e abbandonato alla sua serenità, quasi le stesse figure che siamo abituati a vedere nelle pubblicità protagoniste di una vita quotidiana patinata e lucida, senza ombre e senza figure ‘perturbanti”, sono poste a confronto, o meglio, fatte letteralmente sbattere contro immagini di sangue e desolazione. Si registra cosi la coesistenza di due spazi fisici drammaticamente lontani tra loro e insieme, più velatamente, la segreta contraddizione insita nel modello di vita che abbiamo adottato e che consideriamo saldo e sicuro punto d’approdo di una civiltà in crescita costante, ma oscuramente fondata su una violenza spesso velata, anche se non meno incombente e minacciosa. L’immagine fotografica si pone quindi come attestazione di una realtà sapendo insieme alludere anche a spazi esistenziali diversi e sentimenti universalmente condivisibili. Non si tratta quindi di un racconto sintetico e giornalistico - già frutto delle interpretazioni di un medium che sia stato scelto e autorizzato a farsi interprete e portatore di un determinato messaggio o di una notizia - quanto piuttosto delle elaborazione libera dell’arte, che attraverso le immagini delle città spogliate da una guerra terribile sa evocare tutte le altre piccole e grandi guerre: quelle più lontane nello spazio e nel tempo quanto quelle più nascoste, che devastano l’interiorità dell’individuo e che si trasformano in angoscia o, ancora (e forse più spesso) in un malcelato mal di vivere.
Paola Poggio, nata a Torino il 31 gennaio 1968, vive attualmente a Monaco di Baviera. Fotografo professionista, si occupa principalmente di pubblicità dagli anni novanta. Contemporaneamente si dedica alla ricerca che si realizza nell’elaborazione manuale di immagini da lei precedentemente scattate, il risultato di tale elaborazione è un’interpretazione emotiva della realtà che trascende il significato delle singole immagini.
Queste esperienze materiche plasmate ai contenuti delle opere sono culminate nei tre progetti artistici contemporanei: "Landscape Memories”, “Grazie, Giampiero” e “Bosnia ‘96”.
(Maria Cristina Strati)
Un ponte di creatività tra l’Italia e la Bosnia
Immagini di giovani volti fusi con la città per raccontare una guerra. “Bosnia ‘96” e un lavoro fotografico di Paola Poggio che, alla fine del conflitto nell’ex - Jugoslavia, è andata in giro per la Bosnia fotografando bambini, ragazzi e paesaggi urbani. Poi ha sovrapposto le immagini in ritratti che condensano l’essenza di una guerra, la sua violenza distruttrice segnata sui muri, la speranza della vita che ricomincia con i giovani. Una mostra inaugurata ieri da Amantes con cui Paola Poggio ha idealmente dato il via alla Settimana della Cultura ltaliana in corso a Banja Luka, nella parte serba della Bosnia. Un progetto di scambio nato tra due associazioni, I’Arci italiana e la bosniaca Marco Polo, che porterà artisti d’Italia e di Bosnia a mescolarsi e confrontarsi. Sino al 5 maggio ogni giorno saranno di scena mostre, concerti, spettacoli e incontri in tutta Banja Luka. 27 aprile 2001
"La Repubblica" (Olga Gambari)
La dignità umana resiste negli sguardi di chi si muove tra le macerie
Presentazione a cura di Silvio Biosa per COI
Il materiale esposto è frutto di un itinerario attraverso i vari territori e città della Bosnia. Le fotografie sono state scattate nel mese di luglio’96, al seguito di un gruppo dell’organizzazione di volontariato “ Beati Costruttori di Pace”, il cui intento era quello di informare i cittadini bosniaci dell’esistenza dei propri diritti politici nonché del modo di esercitarli in vista delle votazioni previste per il mese di settembre ’96. Paola non ha voluto commentare le sue immagini che parlano da sole, ma ci ha detto: “non volevo mettere in scena la disgrazia, ho incontrato delle persone che mi guardavano fisse negli occhi, che ridevano, che vivevano, non indulgere alla cronaca dell’orrore, ma comunicare un messaggio di speranza e di vita”.
Queste immagini sono state messe a disposizione di C.O.I. affinché una speranza possa diventare realtà.
Giugno 1997
(Silvio Biosa)